Incontro di mondi

Una piccola fetta di torta giallina sembra raccogliere tutta la sostanza delle nostre vite, anzi della vita dell’intero universo. 4,9% dice il dato nudo e crudo, sul grafico.

È un po’ come guardare il mondo da un oblò, come cantava Gianni Togni, ma a differenza del cantautore non ci annoiamo affatto. Perché a prenderla dall’altro lato, c’è un 95,1% tutto da scoprire e pare che sia piuttosto affollato.

 

L’energia oscura farebbe espandere l’universo, la massa oscura darebbe ragione di effetti gravitazionali. Nulla di certo, teorie tratteggiate per spiegare come funzionano le cose, se si dà credito alle prove indirette sottese ad alcuni dati sperimentali.

La psicoanalisi ci ha sbattuto in faccia la vastità di un magmatico inconscio che erutta da bocche da fuoco quando deve sfogare impulsi incontrollabili. E poi si placa, fino all’eruzione successiva. Quello che ci è consentito di vedere è l’effetto dell’eruzione, ma il magma sottostante rimane fucina nascosta, in cui memorie di esperienze si rimodellano in un processo digestivo che produce rigurgiti, brufoli e magari acne tutt’altro che giovanile.

Davvero basta la ragione per la conoscenza di un universo così variegato? Davvero l’intuizione è strumento da escludere? L’emozione, che con l’azione, è antecedente al pensiero, come ci mostrano ora le neuroscienze, non ha proprio nulla a che vedere con la ragione? Eppure ne è la premessa. La corteccia arriva seconda. L’emozione e il gesto tagliano il traguardo per primi e ci fanno sentire ed agire prima di ragionare.

Umiltà: da qui parte Marco Castellani, nel suo intervento alla conferenza Astrofisica e Poesia, tenutasi a Villa Sora (Frascati) l’8 aprile 2017, per il ciclo “I tanti volti dell’umano.

Oggi lo studio dell’uomo e insieme lo studio del cosmo suggerisce proprio un atteggiamento di umiltà, derivante essenzialmente dal limpido riconoscimento, che non è mai stato così chiaro, di quante cose noi non sappiamo…. Mai il celebre motto socratico “so di non sapere”, a pensarci bene, è stato così manifesto, solo che lo si voglia guardare.

Partiamo da basso, ripartiamo da capo. A capo chino, chiamando a raccolta tutte le capacità umane, senza rifiutare nulla, senza escludere nulla.

Certo la scienza ha bisogno di discernimento, per stare alle regole del metodo. Forse però oggi la conoscenza è arrivata ad un punto in cui le è richiesto di fare un salto quantico per coagularsi ad un livello di sintesi più ampia, inglobante, dagli orizzonti più larghi.

Forse è giunto il tempo di avere uno sguardo a lunga gittata, inclusivo, che sappia fare sintesi di ogni forma di conoscenza umana, fino alle soglie della sapienza.

Senza mescolamenti omogeneizzanti, dove sia sempre possibile delineare lo specifico disciplinare e di ambito, dove però allo stesso tempo non ci siano barriere invalicabili, ma soltanto confini porosi su cui lo scambio, il confronto, la parola mediatrice si facciano luogo di incontro reale tra mondi che finalmente si riconoscono.

E forse così quella materia oscura e quell’energia oscura si potranno chiarificare.

Almeno un po’.