Perché diffidiamo della scienza?

Le recenti polemiche sulla necessità della vaccinazione obbligatoria, che hanno trovato appoggio e risonanza, per certi versi, anche in uomini politici influenti (allargando se possibile la forchetta tra la scienza ufficiale e il sentire comune), lo hanno mostrato molto bene: siamo in una epoca in cui le bolle di diffidenza verso le acquisizione del pensiero scientifico, e più ancora, verso il suo stesso metodo, si sono fatte più forti, più spavalde. Hanno, in un certo modo, ripreso vigore, sentendosi anche, come dire, autorevolmente confortate.

Se per certi versi questo necessita, in taluni casi pratici, di alcune azioni urgenti (garantire la copertura vaccinale appare comunque indispensabile, anche a detta della maggior parte dei perplessi), è anche necessario, in sedi come questa, rimettersi davanti al problema senza infingimenti, per comprendere come si sia arrivati a questo punto, e come lavorare per migliorare la situazione, per mitigare questa frattura, questa scissione, che non porta, come vediamo, alcun conforto, non reca percepibili vantaggi.

Insomma, oltre l’urgenza, è necessaria la riflessione, l’elaborazione.

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La ferita inferta all’ego moderno

La figura di Galileo Galilei viene spesso ridotta a quella dello scienziato vittima dell’oscurantismo religioso. Certamente questa convinzione diffusa nasconde un fondo di verità: lo scienziato toscano fu costretto a vivere gli ultimi anni della propria vita in totale isolamento proprio a seguito di un processo in cui fu giudicato eretico.

Come tutte le semplificazioni, tuttavia, questa visione tende a rimuovere la complessità delle vicende umane, e impedisce di cogliere in fondo la radicalità delle scoperte galileiane, che misero in crisi non solo i dogmi della Chiesa romana, ma anche una concezione del mondo profondamente radicata nella psiche umana, e rivelatasi erronea. L’ostilità nei confronti dello scienziato toscano non fu quindi limitata agli ambienti religiosi romani, ma investì più in generale vari scienziati e pensatori contemporanei a Galileo, che vedevano crollare un sistema di convinzioni e con esso il proprio ruolo gerarchico.

Le reazioni della Chiesa alle scoperte di Galileo

Il vissuto esistenziale di Galileo fu segnato dallo scontro ideologico con la Chiesa cattolica, che rifiutò in generale di accogliere la validità delle scoperte galileiane, in particolare quelle con cui lo scienziato toscano aveva dimostrato la piena sostenibilità della teoria copernicana. Copernico aveva ipotizzato infatti che fosse la Terra a ruotare intorno al Sole, e non viceversa, come invece reputavano i difensori della tradizione, ovvero i sostenitori del modello aristotelico-tolemaico. La Chiesa non poteva rinunciare ad una visione cosmologica sulla quale aveva fondato la propria autorità, e che trovava riscontro nelle descrizioni contenute nelle Sacre Scritture.

Ritratto di Galileo, ad opera di Justus Sustermans (1636)

Galileo era consapevole di ciò a cui sarebbe andato incontro, ma era convinto di poter dimostrare con la “verità dei fatti” e il metodo sperimentale l’evidenza delle proprie scoperte. Alla pubblicazione del Sidereus Nuntius, nel 1610, fece seguito il tentativo ambizioso e tenace di Galileo, attraverso vari viaggi effettuati sotto il patronage del Granducato di Toscana, di mostrare ad astronomi, scienziati, influenti figure politiche e religiose, la bontà delle proprie scoperte rivoluzionarie, ottenute grazie ad uno strumento giunto dall’Olanda e da lui affinato con l’aiuto di alcuni amici nello studio padovano: il telescopio. Il tour, tuttavia, non sortì l’effetto sperato, nonostante Galileo, di ritorno nel giugno del 1611 dalla sua “missione romana”, nutrisse ancora la speranza di vedere accolte le proprie tesi astronomiche. Ma nel 1616 Galileo venne convocato a Roma dal cardinal Bellarmino, che lo ammonì, diffidandolo dal difendere ulteriormente la dottrina copernicana.

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