Un dialogo tra fisica e filosofia

“La nuova concezione del mondo: un dialogo fra fisica e filosofia”

Primo capitolo: le origini

Premessa. Questo testo vorrebbe essere una riflessione sul rapporto fra filosofia e fisica, e più in generale sulla relazione fra le varie discipline scientifiche, che sembrano essere oggi sempre più separate e chiuse in ambiti distanti gli uni dagli altri.

Pubblicheremo questo scritto a puntate, attraverso un itinerario che va dalle origini della filosofia e della fisica, nel pensiero greco, per passare poi alla modernità e alla contemporaneità. Cercheremo perciò di scoprire se è ancora possibile una con-versione delle molteplici branche del sapere, al fine di distillarne una sintesi inedita per l’essere umano di oggi.

Il primo capitolo riguarda proprio le origini, quando agli albori del pensiero greco germogliarono i primi presupposti della riflessione scientifica occidentale.

Buona lettura

  1. La filosofia come culla della conoscenza

Secondo l’opinione comune, che assorbe il riverbero della visione scientifica dominante, fisica e filosofia costituirebbero due ambiti (completamente) separati del sapere umano, dal momento che l’oggetto della loro ricerca è differente. Questa idea ha delle ragioni storiche e scientifiche, che meritano di essere comprese fino in fondo, ma che non approfondiremo in questa sede. Ciò che vorrei sostenere in questo scritto è che questa concezione, per la quale fisica e filosofia sono due ambiti (completamente) separati della ricerca scientifica, ha bisogno di essere rivista.

La fisica infatti, come disciplina scientifica, nasce dalla filosofia, così come molte delle aree più importanti del sapere umano. I primi filosofi infatti erano chiamati “i filosofi della Φύσις”, cioè appunto gli amanti del sapere riguardante la natura, che era vista come la totalità misteriosa, e tutta da indagare, della realtà. Talete, Anassimene, Anassimandro ed Eraclito, per esempio, cercarono di capire se questa realtà nella quale abitiamo avesse un principio, ἀρχή in greco, dal quale ogni forma visibile traesse la sua origine e la sua essenza.

Con Aristotele poi la fisica viene sistematizzata, assurgendo al rango di disciplina scientifica vera e propria, con un oggetto preciso e definito di indagine, ovvero quello dei corpi sensibili passibili di movimento. L’opera di Aristotele è stata alla base del pensiero scientifico occidentale per milleottocento anni, fino a quando cioè l’epoca moderna ne ha scardinato i principi di fondo, realizzandone più pienamente il progetto originario.

Copia romana in Palazzo Altemps del busto di Aristotele di Lisippo

La rivoluzione scientifica che si avvia a partire dal 1500 infatti, non è in contrapposizione con la visione del mondo precedente, ma in un certo senso ne porta a compimento i presupposti, proprio attraverso l’approfondimento delle linee guida tracciate dal pensiero filosofico greco.

Quando per schematizzare diciamo che la rivoluzione scientifica dell’epoca moderna trae la sua linfa dal cambiamento di ciò che prima erano le cause di tipo qualitativo a quelle di tipo quantitativo, con la matematica che diviene perciò il motore propulsivo attraverso il quale indagare le leggi della natura, siamo nel vero.

Tuttavia, si dimentica, che questo passaggio fu reso possibile solamente perché nell’epoca moderna ci si rese conto, che proprio l’impostazione filosofica del problema della verità e della certezza, aveva bisogno di un rigore e di una precisione maggiori.

Faccio un esempio in modo da chiarirci l’aspetto del problema, sperando che possa risultare più chiaro. Aristotele, con la sua teoria dei luoghi naturali, ipotizzò che il fuoco o l’aria o i corpi naturali si muovessero perlopiù a causa di una forza capace di indirizzarli verso il loro luogo naturale di partenza: il fuoco si sviluppa verso l’alto così come una pietra tende a precipitare verso il basso perché attratta verso il suo luogo originario, la terra, essendo un elemento pesante.

Quando la scienza moderna in senso lato, e quindi la fisica, iniziano a considerare questi problemi attraverso una lente matematica (cioè cercando di ricondurre la spiegazione di questi fenomeni a cause di tipo quantitativo, e quindi il meccanicismo diventa la chiave interpretativa dominante, attraverso Bacone, Cartesio e poi nella fisica newtoniana e in quella galileiana con il metodo sperimentale), essa assume l’impianto filosofico iniziale per potenziarlo nelle sue parti carenti. La concezione fondamentale della natura, ciò nondimeno, è sempre la medesima: la natura come una realtà in sé sostanziale, effettuale, che posso definire nella sua fenomenicità attraverso la riconduzione dei suoi effetti visibili a cause in grado di fornirne una spiegazione, un resoconto preciso ed esaustivo che renda conto del problema in questione.

Non vorrei sembrare troppo complesso, se così fosse, me ne scuso. L’intento di questo discorso infatti è essenzialmente divulgativo e creativo, per cercare di sfatare il mito di una lontananza estrema fra le discipline scientifiche che ci sta sempre più paralizzando e segregando ognuno nei propri ambiti di appartenenza, con conseguenze di specializzazione sempre più sterili e inconcludenti.

Lo scopo di questo primo punto è di far capire come la fisica e quindi la scienza moderna in realtà nascano e si alimentino dalla filosofia, per poi trovare una autonomia sempre più delimitata, fino ai giorni nostri, dove ogni ambito ha un suo proprio dominio di ricerca, e il dialogo diventa perciò sempre più infruttuoso, o, quando avviene, non ci comunica sempre granché di interessante.

6 pensieri su “Un dialogo tra fisica e filosofia”

  1. Grazie Francesco, è molto importante conoscere le origini. Io mi sto appassionando alle radici delle parole.. E questo tu scritto capita a “cecio” per ampliare le mie conoscenze. A presto

  2. Grazie Francesco! Io che ho potuto “sbirciare” i punti successivi (che pubblicheremo con regolarità, ma intervallando con altri post, in modo da mantenere sempre una attitudine “polifonica”), vedo l’importanza direi quasi “fondativa” di un testo di questo tipo, per il lavoro che stiamo facendo e per la connessione fortissima con l’esperienza di chi si occupa di poesia e letteratura.

    C’è bisogno, adesso, di questo lavoro. Adesso, dove come ben giustamente dici, le discipline sono sprofondate in un ambito di conoscenza così specializzato e ristretto, che si corre il rischio di perdere di vista la connessione ultima e profonda di ogni cosa.

    Ma la divisione tra la cultura è specchio della divisione interna alla nostra anima – per un Navajo americano, per dire, non c’è alcuna divisione: il “cosmo” gli parla un linguaggio globale. “The European materialist tradition of despiritualizing the universe is very similar to the mental process which goes into dehumanizing another person.” diceva acutamente Russell Means (indiano d’america) già nel 1980.

    Dimenticando che la fisica nasce e cresce all’interno del pensare filosofico (e dunque – lungi dall’essere “oggettivo” e culturalmente “agnostico” ne assorbe profondamente il sistema di convinzioni, di credenze, in cui volta per volta si incarna) Abbiamo despiritualizzato l’universo, e le conseguenze sono sotto gli occhi di ognuno.

    Il Tao della Liberazione ha delle pagine splendide su questa necessità di una “nuova cosmologia” (l’ho affrontato quest’estate e mi sono realmente entusiasmato), ma anche – più sinteticamente, il libro di Marco Guzzi, Fede e Rivoluzione.

    Come scienziato, sento e capisco che c’è molto da lavorare, ma è un bel lavoro (ed è bello e necessario farlo in compagnia del filosofo, del poeta). Ridare senso al cosmo, è forse il lavoro più bello che posso immaginare 😉

  3. Nel dialogo tra fisica e filosofia posso inserire anche la biologia? A parte gli scherzi, credo che sia davvero fondamentale che tutte le discipline sappiano mettere in dialogo le loro specializzazioni, amalgamare le conoscenze, avendo il coraggio di tenerci larghi in ciò che ci dà conoscenza.
    La ragione umana è potente e affascinate. Questo crea una sorta di ammaliamento che ci trae in inganno, come le sirene di Ulisse.
    A me pare che la sfida per la nuova umanità sia quella di imparare ad armeggiare con la razionalità senza farsi schiacciare sotto il suo peso, facendo spazio e dando credito a tutte le nostre capacità di conoscenza. Certo la vigilanza e la discriminazione dovranno guidarci per evitare l’inglobamento indifferenziato, nella ricerca di un senso che noi creiamo, ma nella consapevolezza che non tutto può avere senso.
    Anch’io ho avuto il privilegio di una lettura anticipata dello scritto di Francesco nel suo complesso e credo sia una bella occasione di riflessione intrecciata!
    iside

    1. Cara Iside,

      certamente che dovremmo inserire anche la biologia, anzi! Di fatto già da anni in molti testi viene intrapreso questo approccio (come ben sai), molto più “globale” di quanto veniva fatto forse un tempo. Ci si sta iniziando a muovere nella comprensione che, o si prende TUTTO insieme, oppure rimaniamo ad analisi parziali e poco conclusive: in un certo senso stiamo tornando “all’origine”, dove la divisione tra le discipline era ancora di là da venire. Ci stiamo tornando, ma il tempo non è passato invano, perché ci rientriamo con una semplicità “di secondo livello” (direbbe qualcuno….).

      Le analisi veramente avvertite, come “Il Tao della Liberazione”, oppure anche il libro di Capra, “La rete della vita“, come anche tanti altri che conosci probabilmente meglio di me, hanno questo approccio globale (il Tao passa da economia, a biologia, a sociologia, a spiritualità, a psicologia e cosmologia).

      Insomma c’è qualcosa veramente di nuovo, ma c’è tanto da lavorare… per nostra fortuna!

  4. Grazie delle risposte,
    credo che siamo già in cammino
    verso una riformulazione della stessa
    idea di conoscenza, che quindi amplia
    e trasforma tutte le discipline.

    Anche la biologia nasce dall’impianto filosofico platonico-aristotelico(Aristotele è il primo biologo della storia dell’umanità), per poi divenire scienza autonoma nel corso della tarda modernità,
    con Linneo, Buffon, fino a Darwin, le cui intuizioni sono
    alla base dell’interpretazione dominante della vita.

    Ora stanno nascendo nuove visioni, che tengono conto
    di una ampiezza maggiore, nella quale credo che l’essere
    umano possa fare esperienza di una ulteriorità
    tutta da indagare e riscoprire, come per esempio
    “l’interrelazione attuale del tutto”, la vita come un tutto
    unito in continua trasformazione.

    Grazie
    Francesco

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